Il lavoro di Carla Cacianti indaga il complesso sistema di segni e simboli che regolano la percezione della realtà. In particolare il linguaggio e le sue “trappole”, cioè gli inganni che certi usi del linguaggio possono creare, le simulazioni che di reale hanno solo l’apparenza. E sono questi travestimenti, questa vita-reality della quale non è sempre facile essere consapevoli, a comparire nelle sue opere, dove la matrice cinematografica si campiona in ripetizione di gesti e intenzioni e dove i protagonisti, fissati nei “frame”, cioè nella 25° parte di secondo di un film, pongono al pubblico l’eterno dilemma tra realtà e paradosso.


Susanna Vallebona (Catalogo delle mostra “L’illusione e il reale”, Milano 2011)
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“... I mutamenti diventano mutazioni e netta è la sensazione di attraversare svolte epocali dove esperienze, illusioni e conoscenze riassumono una vita. È qui allora che Carla Cacianti e Gualtiero Tonna vincono la loro scommessa entrando in un ambito intrigante ma pieno di insidie: lo fanno in punta di piedi e nella maniera più logica, suggerendo “pezzi di cinema“. Arte evocativa per eccellenza che attraverso “frame”, frammenti appunto, riconduce il mezzo al fine. Le immagini sono allora simboli di un sistema in trasformazione: Truman Show e Blade Runner come stridenti metafore di una società in evoluzione (!). Apologie di scenari allora paradossali ma terribilmente anticipatori. Il reality show, finzione che diventa realtà o realtà che sbiadisce in finzione: la vita che viviamo è vita vera o solo pallidamente verosimile? Le risposte sono immerse nel percorso strettissimo e infido delle scivolose banalità contemporanee, e qui i nostri autori riescono nel loro piccolo miracolo: facendo “parlare” il cinema non inventano nulla ma, riordinando il cassetto della memoria, restituiscono potenza, dignità e qualità a concetti che altrimenti rischieremmo di perdere. Ora e domani.”


Pino Vastarella (Presentazione della mostra “Life-like”, Roma, 2009)