Architettura liquida

Se l’architettura manipola e gioca con lo spazio, Carla Cacianti manipola l’architettura, offrendo ai nostri occhi scorci e superfici che neanche geni audaci come Zaha Hadid o Frank O. Gehry potrebbero mai concepire. Il suo lavoro paziente e delicato sulla materia è frutto di uno studio attento delle forme, che vengono assecondate nel caso della Fontana di Trevi, capolavoro del Barocco romano, o spezzate senza alcuna timidezza quando a farne le spese è il cosiddetto Colosseo Quadrato. Roma, ancora una volta, si mette a disposizione della creatività di un’artista colta e sagace, che si allontana dalla tentazione di celebrare il passato ed esplora nuovi possibili percorsi dello sguardo. Liquidi, si potrebbero definire, come appaiono questi monumenti dopo aver subito, docili, l’intervento di Carla. E se siamo d’accordo con Zygmunt Bauman, possiamo considerare le “Mutazioni” immagini che descrivono con molto acume il nostro tempo, capace di mettere in discussione anche il passato più solido e stabile attraverso connessioni e fusioni inaspettate. La Piramide diventa leggera e scivola via dalle Mura Aureliane, dentro le quali si erge da secoli, Palazzo Venezia perde il primato della sua regolarità rinascimentale e il Quirinale si scioglie lungo il pendìo del colle più alto dell’Urbe.
Ma non c’è di che preoccuparsi: in fondo sono solo fotografie.
O forse no.

Costantino D’Orazio